Nelle Bcc prove di contratto (scaduto da 4 anni) e di riforma del Fondo di solidarietà

l 2018 sarà l’anno del rinnovo del contratto dei 37mila bancari delle Bcc? Senza avere la lampada di Aladino, è evidente che la lunga storia di questo negoziato sta aprendo due scenari: il primo è che il contratto si rinnovi rapidamente, il secondo è che le Bcc saltino un ciclo negoziale e si vada verso una semplificazione e un contratto unico del credito Abi e Federcasse. Lo scorso settembre Federcasse ha tentato un affondo consegnando ai sindacati un protocollo (si veda il Sole 24 Ore del 5 settembre 2017) contenente le linee guida del rinnovo: «Abbiamo messo insieme due elementi, i contenuti di rinnovo del contratto che ripercorrono quelli del contratto Abi per la parte economico e normativa, e l’implementazione della riforma del credito cooperativo con la gestione delle eventuali eccedenze – spiega Marco Vernieri che guida la delegazione di Federcasse -. Quest’ultima è una parte congiunturale che dovrà servire per gestire questa fase straordinaria».

Il tema occupazione rimane sullo sfondo e il primo passo del 2018 dovrà essere proprio l’aggiornamento e la modernizzazione del Fondo di solidarietà su cui venne fatto un primo accordo nel 2013 a cui seguì un decreto ministeriale che, però, «rese il fondo più oneroso per le imprese e meno vantaggioso per i lavoratori rispetto a quello di Abi, rendendolo di fatto inutilizzabile per le uscite», dice Bertinotti. A giorni riprenderà il tavolo tecnico di lavoro e confronto tra Inps, Federcasse e sindacati, ma trovata un’intesa poi bisognerà attendere il decreto attuativo.

«Il nostro obiettivo – dice però Vernieri – non è ridurre a tutti i costi l’occupazione, siamo l’unico settore economico che ha continuato a sostenerla, ma abbiamo bisogno di rivedere i livelli occupazionali, di favorire il turn over per fare entrare giovani e di investire sulla riqualificazione delle persone». La riforma vedrà nascere due gruppi nazionali e «proprio il fatto che i gruppi siano nazionali porterà a mantenere un presidio di filiali diffuso sul territorio. Dovremo però investire nella loro riorganizzazione e quindi in asset management, filiali private e centri imprese. Questo potrebbe portare a una riqualificazione degli attuali sportelli per specializzarli», continua Vernieri. Una prima valutazione, basata sull’incrocio di età anagrafica e anzianità porta a stimare in 7mila le persone con i requisiti per andare sul Fondo di solidarietà fino al 2026 (considerando come ultimo anno di ingresso il 2019 e una durata di 7 anni). Le eventuali eccedenze della riorganizzazione non dovrebbero però superare la metà del bacino potenziale.

Fonte: ilsole24ore.com

2018-03-27T15:00:10+00:00

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